mercoledì 30 luglio 2008

I seminatori d'odio


La smentita alla notizia del taglio delle pensioni sociali è arrivata, logicamente. Purtroppo non era una balla. Il provvedimento era vero. Oggi però hanno annunciato un bel passo indietro. Il che non ci porta più avanti, ma meno indietro.
Mi chiedo se l'abbiano fatto apposta il giochino al rialzo, per avere spazio sui giornaletti e inscenare l'ennesima falsa diatriba tra governo e finta opposizione. oppure se siano veramente definitivamente da etichettare, questi relatori di provvedimenti cazzoni, come dei perfetti dementi.

Il provvedimento per ora riguarderà, chi essendo esxtracomunitario, risiede in italia da meno di 10 anni.

Si era presentato ai nostri occhi allibiti un parto gemellare ed è finita che le nostre orecchie si son dovute sorbire il fiatello dell'ennesima scoreggia di governo.

Tutto questo certo ricorda molto la propaganda di altri tempi: I famosi aerei della potenza Italica fascista che passando e ripassando sembravano cento ed erano dieci. Le battaglie tra democristi e comunistardi a chi magnava più bambini e chi più capponi.

Mamma mia. Si ripropongono nello stesso modo fanfaroniano di un'età che speravamo finita e invece purtroppo alimenta figlie enipoti con le stesse sempre valide stronzate.

L'importante è seminare odio.

Ieri sull'autobus, a Bologna, è salito un giovane alquanto brutto e ubriaco che ha iniziato a inveire contro tutte le facce colorate che c'erano. "Negri di merda. adesso arriva la legge berlusconi e vi sbattono tutti in mare" urlava. E ha continuato per un bel pezzo minacciando e insultando.

Due giorni fa, al centro prelievi dell'Ospedale S.Orsola si è verificato un guasto al sistema informatico e si è formata una fila di più di un'ora. Ci saranno state un centinaio di persone. Tra queste due, dico due donne con il velo attorno al volto. Un signore di una sessantina d'anni ha bofonchiato a voce alta, ma guardando a terra "Tutta colpa di sti immigrati. Son milioni. Dappertutto"

Oggi il mio tabaccaio un tunisino che di solito è sempre tranquillo e sorridente ha risposto alun saluto di un cliente "Io e che ti dico io? Sono extracomunitario, mica bolognese". Avrebbe potuto essere un normale scambio tra amici, ma l'espressione dei suoi occhi era davvero poco, poco amichevole.

Nel 95 a Bologna governava Walter Vitali (un veltroncino in tono minore) e ci furno in pochi mesi molti episodi di violenze tra extracomunitari nordafricani. Io mi espressi chiaramnete dicendo che non si poteva sottovalutare il problema isolandolo in una faida di emarginati. Se avessimo voluto lottare per l'integrazione vera avremmo dovoto applicare in tutti i casi di illegalità la legge che tutti mette sullo stesso piano. Quella legge che esisteva ed esiste ancora. Nessuno mi rispose. Il problema non esisteva.

Quest'anno poco prima delle elezioni sono stato gratuitamente minacciato inseme ad alte cinquanta persone da cinque rumeni ubriachi che insultando e mettendo i pugni sotto la faccia dei presenti si sono percorsi due volte avanti e indietro il vagone della metropolitana su cui ci trovavamo. Per me era solo una fermata, ma è stato il viaggio più lungo che ad oggi mi ricordi. Ed è andata bene.

La sinistra ha perso l'occasione di risolvere questo problema perchè non l'ha mai voluto leggere come tale e ha regalato alla destra l'occasione di poter seminare odio là dove poteva esserci la comprensione e la discussione. Un'odio ormai cieco, come sempre accade quando si esprimono le masse.
Tutte le frustrazioni adesso hanno un capro su cui sfogarsi.

Prima era solo un problema risolvibile. Ora è divenuto il terreno della rivalsa dei mediocri, degli stupidi, dei miserabili della coscienza. Il terreno sul quale si vincono facilemnte le battaglie; basta mettere il nero, il giallo, il disperato alla gogna e tirare le uova.

Ormai non è più questione se i provvedimenti siano giusti, efficaci o razzisti. Ormai qualsiasi cosa si faccia è l'imbecille che abita in noi che viene giustificato a dire e fare stronzate.

Eravamo cristiani ed eurocomunisti. Oggi purtroppo a causa delle illusioni vetero ideologiche di un centrosinistra di servi e l'arroganza culturale di una destra becera e primitiva ci ritroviamo di nuovo nella terra dei seminatori d'odio, quelli che mentre puntano l'indice su qualcuno inculano quei coglioni che li stanno ad ascolatre e che danno loro pure ragione.

Mia zia ha 96 anni e vive in un a casa di riposo con una pensione sociale, elargitale dopo anni di sfruttamento e lavoro nero ai quali è stata costretta come tanti precari di oggi, dai kapò di un tempo. Il personale di questa casa di riposo è al 90% composto da stranieri e straniere che la accudiscono come possono essendo in sottonumero. La alzano, la lavano, la puliscono dal pannolone. Lei vive una vita accettabile grazie al loro lavoro e nella loro contiguità. Loro sono le persone con cui parla e passa la maggior parte del tempo. Queste persone, cileni, boliviani, rumeni, ucraini, russi, ghanesi, nigeriani, filippini sono i nostri moderni schiavi. 900 euro al mese per un lavoro che non vuol fare nessuno. In un luogo perennemente maleodorante di feci. Alcuni rubano persino ai vecchi per portare qualcosa di più casa. Ma l'assoluta maggioranza di loro assiste gli ospiti, così si chiamano i vecchi in odor di zinco, con dedizione, cortesia, pazienza e in taluni casi potrei certamente dire, con Amore. Eppure, mia zia, si lascia scappare, sottovoce, ogni tanto, qualche parola un po' pesantuccia nei loro confronti. Bisogna capirla, per via della sua età e della sua generazione.
Chissà se gliel'hanno detto che quelli che urlano in televisione e al governo quelle stesse che lei sussurra, stavano per portargli via la pensione e magari destinare lei e migliaia di altri adorabili vecchietti ad una di quelle discariche nelle quali è finita a tempo di record la monnezza di Napoli?
Non glielo diciamo... a mia zia.
Tanto l'allarme è rientrato.
E per adesso, forse potrà, continuare ad aspettare il giorno del suo personale giudizio, assistita e sup-sop-portata dignitosamente.
Io so perfettamente che questo trattamento, quando verrà il mio turno, me lo potrò sognare. E questo mi aiuterà a reagire nella giusta misura ai tempi che verranno.
Ma torniamo all'oggi.

A questi nostri moderni schiavi noi italiani non stiamo dando davvero un bell'esempio.

L'esempio che stiamo loro passando è quello di un paese in cui la maggioranza dei cittadini si sentono dei Berluschini pronti a fare e disfare le leggi a loro piacimento, a guadagnare soldi possibilmente illegalmente, a giustificare ogni comportamneto antisociale con la prosopopea del "io che mi faccio il culo", a sognare macchine potenti da comprare con rate infinite e donne più o meno mignotte da esibire in gran numero oppure inseguire uomini più o meno mignottari con cui maritarsi.

Questo ormai è il paese dove i pifferai dell'arroganza, i seminatori d'odio, i taumaturghi del moschetto senza libro stanno avanzando fieri delle loro azioni e delle loro parole.

Spero che un ondata di merda lanciata da chi ancora non ha gli occhi completamnte abbacinati dal visione del vitello d'oro li travolga a breve.
Altrimenti succederà qualcosa di molto brutto ai nostri cuori e a quelli dei nostri figli. Ben sapendo che i proverbi sono fonti di reale saggezza ricordiamoci del "chi semina vento raccoglie tempesta":
Banale non vi sembra? Purtoppo è veritiero.

Ho lavorato per molto tempo nelle scuole elementari ove i bambini di altre culture sono ormai in gran numero. Un'emozione ricordo in particolare: quando li sentivo parlare in italiano mi sentivo orgoglioso per loro e mi si stringeva il cuore.

Edmondo De Amicis mi capirebbe. Ha raccontato le stesse emozioni parlando di bimbi calabresi, lombardi, sardi e piemontesi.

Non è solo retorica. E' che in un paese civile le istituzioni non possono seminare odio, anche contro il loro interesse di parte. Perchè chi ricopre incarichi istituzionali è super partes e deve parlare e agire nell'interesse di tutti.

Eenso che questo concetto non sia difficile da capire. No?

Eppure nelle nostre alte cariche stanno i seminatori d'odio. Nel nostro parlamento si muovono i seminatori d'odio. E questo odiuo non è quello dei disperati contro gli oppressori. E' l'odio degli sfruttatori contro gli schiavi, i diversi, i migliori.

Amici, se vedete agire o sentite parlare un seminatore d'odio, sorridete a chi vi sta di fianco e dite indicandolo "poverino, si vede che ha scopato male".

Speriamo basti.

Da oggi non si scherza più

Se il post di ieri del blog di Beppe Grillo racconta la verità fino in fondo... da oggi non si può più scherzare.
Chi ne sentirà la necessità dovrà combattere con tutte, e dico tutte, le armi disponibili.

Spero proprio che questo articolo sia soltanto una svista, un atto di propaganda politica, che manchi un pezzo importante di informazione.
Perchè se risponde a completa verità quello che è scritto, verrà presto il tempo delle decisioni irrevocabili e stavolta non le prenderà l'uomo nero, le prenderanno tutti quegli anziani che ancora in forze potranno assaltare banche e supermercati senza temere il biasimo di nessuno.

Addio Italia. Che Bel Paese di Merda.

(attendo smentite)

Dal Blog di Beppe Grillo

Gennaio 2009. II° anno dell’Era Psiconana. 760.000 persone perdono la pensione sociale. I veri italiani esultano. L’assegno sarà tolto agli sfruttatori del popolo. Una vera manovra di sinistra. La Destra sociale applaude. I leghisti mostrano (con orgoglio) il dito medio alle vecchiette che succhiano il sangue degli imprenditori lombardo veneti.
Verranno tagliate le pensioni sociali a tutti coloro che hanno più di 65 anni e con meno di 10 anni di contributi. Casalinghe, disoccupati, immigrati rientrati in Italia per la vecchiaia, frati e suore. Questa massa di nullafacenti percepisce ogni mese 395,54 euro. Dall’anno prossimo potranno passare i pomeriggi a frugare nei cestini o raccogliere gli scarti dei mercati rionali.
Tremonti è più avanti del ministro dell’economia argentino Cavallo. In Argentina prima del fallimento dello Stato furono ridotte le pensioni del 30%. Tremonti le taglia del 100%. Lo psiconano risparmierà ogni anno circa 300 milioni di euro (300.648.400).
I vecchi possono morire di fame. Intanto ci sono i 300 milioni regalati all’Alitalia, i 329 milioni di multa della Comunità Europea per Rete 4 abusiva (ad oggi), il miliardo di euro all’anno per l’editoria assistita per pagare gli stipendi a Scalfari, Mieli, Belpietro, Ferrara, Polito, Padellaro, Feltri, le pensioni ai parlamentari dopo due anni e mezzo. Quando lo Stato chiama i vecchi possono schiattare. Dicono che la legge sia stata fatta per 23.113 immigrati che vivono in Italia. Il 2,6% delle pensioni sociali. E che per non passare da razzisti non si è voluto fare prigionieri.

martedì 29 luglio 2008

Dal Newsweek ci riesportano la Democrazia. Ancora?!!

Un lettore del blog mi segnala un'intervista fatta al direttore del Newsweek, Fareed Zakaria (in odore di distribuzione libraria).

Tralascio la parte relativa all'universo mondo e riporto soltanto metà (e vi assicuro che basta) dell'intervento dedicato, da questo genio dell'analisi politica, all'Italia (tra parentesi i miei commenti):

«L'Italia ha il Parlamento demograficamente più vecchio del mondo (vero) — incalza Zakaria — perché non riesce ad attrarre gente giovane e brillante (cos'è un luna park? una disco?). Il sistema partitico non funziona e quello politico è completamente collassato» (vero). Eppure una ricetta lui l'avrebbe (sentiamo...): «Primo: cambiare la struttura del governo, per conferire al presidente del Consiglio una vera autorità esecutiva, simile a quella del premier britannico (peccato che sia poco britannico, il nostro premier). Secondo: riformare subito (ha,ha,ha) il sistema elettorale, sulla falsariga di quello bipartitico americano, per dar vita a coalizioni coese e a una maggioranza chiara, eliminando la follia che caratterizza il Parlamento italiano per colpa dei piccoli partiti»(si è per caso informato che sono 15 anni che ne fanno di tutti i colori per cambiare in tal senso la legge elettorale e ad ogni colore si torna in prigione senza passare dal via?). Secondo Zakaria, una volta fatta piazza pulita dell'attuale leadership (Ci avevano provato le Brigate Rosse prima e malamente, e i giudici di tangentopoli poi, con effetti imprevisti e poco brillanti. Allora Zak... che facciamo? Proviamo con un'atomichina sul parlamento in seduta plenaria..?), «l'Italia si raddrizzerebbe subito, perché gli italiani non sono intrinsecamente più indisciplinati o corrotti degli altri (noooo..ma figuriamoci, intrinsecamente...tze!). Basta guardare a Singapore, che quarant'anni fa era uno dei luoghi più sporchi e corrotti del mondo (effettivamente adesso è solo corrotto...). O al Cile, irriconoscibile (vero; prego di andare avedere cosa fanno le multinazionali minerarie al patrimonio idrico del paese) rispetto a trent'anni fa. O persino all'Iraq, che due anni fa era un inferno (dove i diavoli erano laici e torturavano modicamente) e dove oggi il progresso corre (per scappare dalle bombe) grazie al cambiamento di leadership ( una bella nuova generazione clerico-demo-no-cratica)». Zakaria è convinto che la guerra in Iraq non sia stata negativa come l'opinione pubblica europea continua a credere. «Grazie alla guerra, Al Qaeda è stata smascherata per ciò che realmente è (...ma siamo sicuri di ciò che "realmente è"?): una banda di sunniti reietti e fondamentalisti che odiano gli sciiti. Altro che voce dell'Islam».


Bene, bravo Zak! Una bella ricettina con tutti gli ingredientini giusti....

Una bella American Newsweek Pie.

Sinceramente di coglioni troppo ben pagati che sparano cazzate, oltrettutto stagionate, ne abbiamo noi anche qui in paese.

Nel caso dovessero riesportarci la democrazia, preghiamo gli amici d'oltreoceano di non rivenderci altri materiali esausti del giornalismo americano oltre a quelli che, purtroppo, abbiamo già in casa (e che mica se ne vanno...).

A tutti coloro che non credono nella catastrofe a tutti i costi mando dall'Italia un messaggio di speranza: La creatività che sempre ci ha contraddistinto ci salverà anche dalla crisi che si avvicina.

Guardate questo significativo esempio recuperato in un nuovissimo centro commerciale di Bologna (tra l'altro... vista la crisi, pensano di costruirne altri sei, di centri commerciali).

Due negozi si fronteggiano lanciando dalle loro insegne messaggi di speranza e di fiducia nell'intelligenza umana :

Quello a sinistra è un negozio di regali

ATHMO SFERA (e va bene...)




L'altro, quello a destra è un ristorante self-service (e purtroppo... anche self-cervice):

MAGNO SFERA (e va malissimo...)

Niente di grave certo, anzi ci si fa due risate.
Però...
...cari americani, come vedete, non c'è bisogno di un nuovo upgrade di democrazia.

Siamo già perfettamente rimbecilliti grazie alla vecchia edizione e non sentiamo il bisogno di ulteriori aggiornamenti da parte dei nostri premurosi alleati.

Lasciateci affogare nel fango ...poi, magari, verrete a copiarci un sistema che tra qualche lustro apparirà miracolosamente perfetto: tiene lontane le guerre, gli investimenti delle multinazionali e i premurosi rompicoglioni.

Amici! In tutta la munnezza in cui nuotiamo fateci tenere a galla dalla speranza di essere l'avanguardia di un nuovo sistema politico....!

Leonardo e qualcun'altro eran delle nostre parti...
...invece della demo-dementocrazia forse ci vorrebbe qualche pezzo forte del rinascimento.

Andiam, andiam, andiamo a Riesumar...

domenica 27 luglio 2008

Arriva l'Uomo Nero.....

Giovanni Paolo II:
Non abbiate paura!
(Io sono colui che grida nel deserto dei media)

Tg1, Tg2, Tg3, Tg4,Tg5, Studio Aperto, Tg7:
Cagatevi addosso! E così sia.
(dal repertorio infinito dello spacciatore di paura)


Da repubblica del 27 luglio 2008:


Criminalità e paura del futuro
in cima ai pensieri degli italiani


Criminalità e paura del futuro in cima ai pensieri degli italiani
ROMA - Italiani preoccupati per la sicurezza a livelli senza precedenti nel passato. Siamo un popolo attanagliato da paure, ansie e insicurezze che invoca misure speciali, ma queste restano solo palliativi perché incapaci di arrestare il corso di una sindrome. Sono questi alcuni degli elementi che compongono l'Indagine sul sentimento e sul significato di sicurezza in Italia, diretta da Ilvo Diamanti, condotta da Demos & PI per la Fondazione Unipolis, la cui sintesi è stata pubblicata dal mensile Safety & Security.

Una radiografia a tutto tondo che, nell'area sicurezza, include non solo la criminalità, ma anche temi come la previdenza e l'ambiente. La criminalità è comunque ai primi posti della "sindrome dell'insicurezza": se nel 2005 la percepiva in aumento l'80% degli italiani, nel 2007 si arrivava all'88%. Un incremento su cui pesa anche il binomio immigrazione-criminalità, tornato forte nella percezione del Paese, dal 37% del 2004 al 47% attuale. Non solo, ma il 55% degli interpellati arriva a condividere le severe misure prese dai sindaci di alcune città contro lavavetri e venditori irregolari. Nella stessa logica vanno le opinioni di quanti sostengono che i campi nomadi debbano essere sgomberati "e basta", senza cercare soluzioni alternative.

Paura della criminalità. Entrando nel dettaglio quasi 9 persone su 10 pensano che negli ultimi anni la criminalità in Italia sia cresciuta; 5 su 10 ritengono che ciò sia avvenuto anche a livello locale; 1 su 5 teme di essere vittima di reati. Il 22% ha paura che gli venga rubata la macchina o la moto. Fra i timori più forti c'è quello del furto in casa, percepito come violazione del "rifugio ultimo contro le minacce esterne": quasi una persona su 4 è preoccupata che uno sconosciuto si introduca nella sua abitazione (dal 18% del 2005 si è saliti al 23% del 2007). Negli stessi due anni il timore di uno scippo è cresciuto dal 17% al 21%. All'incirca 1 su 5 ha paura di un'aggressione o del coinvolgimento in una rapina. Al passo con i tempi, 1 su 5 è spaventato dal rischio di subire una truffa elettronica, a partire dal bancomat e dalla clonazione della carta di credito.

Strumenti di autodifesa. L'indagine afferma che c'è una forte domanda di intervento pubblico, di rafforzamento del controllo del territorio e di misure straordinarie, soprattutto in riferimento al tema dell'immigrazione. Intanto si è rilevato un progressivo allargamento del "fai da te". Infatti è in crescita il numero delle famiglie dotate di strumenti di autodifesa. In questo scenario, ormai un italiano su 3 ha installato un sistema antifurto in casa e il 14% pensa di adottarlo; quasi 1 su 2 ha blindato porte e finestre e un restante 10% conta di farlo. L'8% ha addirittura acquistato un'arma e il 4% ha in mente di dotarsene.

Gradite uniformi e telecamere. Il territorio è considerato insicuro e pericoloso quindi si chiede che venga "presidiato" dalla polizia e monitorato dalle telecamere. Quasi 9 italiani su 10 chiedono una maggior presenza della polizia nelle strade e nei quartieri. Le uniformi, riconoscono, servono a fare da presidio al territorio in un'ottica preventiva o di tempestività di intervento; trasmettono sicurezza. E in questo contesto si inseriscono anche le telecamere per sorvegliare gli spazi pubblici. L'86% è favorevole a tali sistemi di vigilanza a costo di sacrificare un po' di riservatezza.

Sgraditi controlli fiscali. Molto meno graditi, invece, i controlli dello Stato sulle comunicazioni e sui movimenti economici personali. Tanto che è diminuita del 7% in due anni la quota di chi considera positivamente un monitoraggio delle transazioni bancarie.

Paura degli altri. Secondo l'indagine, una porzione ampia del Paese concepisce l'insicurezza come "paura degli altri" e, in particolare, avverte "gli altri come stranieri e gli stranieri come una minaccia". A questo sentimento si reagisce isolandosi, restando soli. Ecco perché tutte le misure che puntano a "sgomberare" la presenza illegale degli stranieri lungo le strade e ai margini delle città riscuotono grande consenso. Non stupisce quindi che raccolga consensi l'idea di eliminare i campi nomadi, anche senza cercare soluzioni alternative: quelli che lo chiedono sono passati dal 18% del 2005 al 27% del 2007, ossia più di un quarto degli italiani.

Paura del mondo. Ma l'indagine va oltre questi temi, ricorrenti anche nei mass media. E li articola toccando altri campi non connessi alla criminalità. Tra le preoccupazioni sulla sicurezza, ci sono quelle "ambientale" e "globale", che riguardano cibo, degrado del territorio, aria e clima, ma pure il terrorismo. La "paura del mondo" e delle sue conseguenze sulla quotidianità inquieta tra il 40 e il 60% degli italiani.

Paura della povertà. Poi ci sono i timori di tipo "economico", legati alle condizioni familiare e personale, al reddito e alla pensione (1 su 3 ha paura di perderla o non averla più), alle prospettive di lavoro. Si va dal 27% di chi teme di perdere i risparmi al 38% di chi paventa di diventare povero ("non avere abbastanza risorse per vivere").

Paura del domani. E, ancora, c'è la "paura del domani", dei suoi riflessi sulla nostra vita quotidiana: il futuro dei figli angustia quasi una persona su due. Il 64% degli italiani teme per i giovani "una condizione sociale ed economica peggiore dei loro genitori".

Paura di incidenti e malattie. Altro tema rilevante nell'area della sicurezza è quello degli incidenti sulle strade: 3 persone su 10 ogni giorno dicono di sperimentare situazioni di inquietudine connesse con questa minaccia. E poi ci sono gli incidenti sul lavoro: 1 operaio su 5 è preoccupato di esserne vittima. Del resto, il 45% reputa che la sicurezza sul lavoro sia diminuita negli ultimi anni. Oltre un terzo degli italiani (il 36%) pensa allarmato all'eventualità di ammalarsi. Addirittura 1 su 4 guarda spaventato all'insorgere di epidemie e malattie su scala globale (mucca pazza, Sars e influenza aviaria).

Paura di guerre e terrorismo. Restando alle paure "forti", il 37% dell'opinione pubblica italiana teme nuovi conflitti a livello internazionale. Per salire quasi al 40% di quelli che sono inquieti per il terrorismo internazionale.

Paura per l'ambiente. A minare ulteriormente il sentimento di sicurezza degli italiani c'è anche il degrado ambientale che inquieta il 58% del campione. E' questo l'unico indicatore dell'indagine che supera la maggioranza assoluta. Al di sotto, al 46%, c'è la preoccupazione per il futuro dei figli (bisogna considerare che non tutti gli intervistati hanno o pensano di avere prole).

Le paure dei giovani. Un'area interessante riguarda la sicurezza tra i giovani e tra quelli tra i 25 e 34 anni, fasce in cui si miscelano diverse fonti di insicurezza. Le tensioni innescate dal "fattore criminale", infatti, si fanno sentire in modo più pressante. E le trasformazioni del mondo del lavoro incidono in modo più evidente, dando vita a una condizione di instabilità e inquietudini sulle prospettive future. Insomma, è molto elevata la quota di giovani che ammette apprensione per il futuro delle loro pensioni.

Ansie e possibili rimedi. In conclusione, la radiografia suggerisce di tenere conto del mix di ansie e paure non solo per tracciare un profilo della "sindrome dell'insicurezza" che sembra attanagliare la società italiana, ma soprattutto per definire i possibili rimedi. A tale proposito gli analisti rilevano che "misure speciali sul tema della criminalità, peraltro invocate e apprezzate dall'opinione pubblica, possono costituire una risposta temporanea, utile a porre argini al fiume dell'insicurezza, ma incapace di arrestarne il corso".

(27 luglio 2008)

giovedì 24 luglio 2008

Low cost low life/Una vita al massimo...ribasso

La gara al massimo ribasso, al low cost, al prezzo stracciato ci consente di sentirci dei re con una bella corona di cartone, e consente all'ignoranza di prendere il sopravvento nonostante mai come oggi anche la cultura si diffonda attraverso la legge dei grandi numeri portando nelle casse degli editori grandi somme e nelle case degli acquirenti grandi quantitativi di merce, libri, dvd, etc., che finisce solo per occupare spazio.
Il piacere che ci viene da una conquista, anche quella del sapere, è pari allo sforzo che si è dovuto fare paer conseguirla, al prezzo pagato per essa. Quello che ci viene donato o venduto a poco finisce poi nel cestino delle quantità e non in quello delle qualità, procurando solo ingombro e poco, pochissimo piacere, poco, pochissimo senso alla nostra vita.
Il meccanismo dell'acquisto ci trascina tristemente verso una vita da magazzinieri più che da uomini.
Tanti piccoli monarchi/ammassatori con in tasca perline colorate al posto dei diamanti.

Un bel passo indietro, no? Abbiamo portato per secoli i lustrini senza valore agli altri popoli e adesso proprio quei popoli ce li rivendono, su nostra istigazione, a prezzi che chiarificano il valore di quella merce: roba che non vale il tempo impiegato per acquistarla.

Noi esseretti umani già divenuti oggetti nel tempo dei consumi felici, ora possiamo trovare posto sulle bancarelle cinesi a un euro. Durare poco, servire poco, godere nulla.

Andare in un altro posto trovandocisi per caso come quando si becca un viaggio low cost last minute, non ci porterà niente di bello, soltanto un ingombro di ricordi superficiali e inutili.

Tutto questo è possibile finchè ci sarà energia e materia per produrre atti insignificanti come quelli esemplificati sopra.
Bene, attendiamo con gioia il petrolio a 500 dollari il barile.
Finalmente questa sottospecie di umanità di consumatori sprofondati nell'ignoranza, magari si fermerà a pensare e a scegliere con fatica e sofferenza quello di cui ha bisogno.
E quando l'avrà potrà rimirare milioni di volte con il massimo piacere l'oggetto desiderato, senza dover passare invece il proprio tempo, questo sì davvero prezioso, a far sacchi di monnezza da accumulare a casa del vicino.

Tutti nudi magari, e senza corone di cartone.

Un simpatico esempio di gara al massimo ribasso rivelatrice dell'ignoranza in cui l'assenza di qualità ci sprofonda viene ancora una volta dalle istituzioni.

Nell'articolo che segue, Non pensate che si racconti di un caso curioso, si faccia un po' di colore giornalistico, si sviluppi un paradosso alla Totò. Quello che di cui si legge rappresenta uno dei milioni di campanelli d'allarme che suonano disperatamente per farci capire che se ognuno di noi lascia troppo spazio all'ignoranza e al lassismo presto gli errori accunulati dai singoli diverranno un problema planetario.

Catastrofista?
No, semplicemente detesto il cretino che è in noi che chiede scusa quando ormai il danno è fatto.
Per non soccombere sotto il peso di pensieri catastofici di scala troppo elevata sarebbe utile far quel poco che serve, su scala ridotta, a casa nostra, nel nostro lavoro.
E possibilmente farlo bene. Perchè quello che facciamo, perchè la vita che viviamo, abbia davvero un Valore.

Comuque, finchè si può, facciamoci una risata.

L'articolo è dalla Stampa del 23 luglio 2008:

Le nuove divise con la scritta "polizzia"


Inutilizzabile tutto lo stock. Nella scatole le scarpe di misure diverse
ROMA
L’obiettivo dichiarato era quello di risparmiare. Ma a volte, si sà, si esagera. Lo sanno bene i poliziotti italiani che nel 2007 si sono visti recapitare le divise nuove con la scritta «polizzia». Si, proprio polizia con due «z». Risultato: inutilizzabile tutto l’immenso stock. Cosa era successo? La pubblica amministrazione - racconta Paolo Varesi, responsabile del coordinamento per la sicurezza dell’Ugl - aveva stabilito che per le forniture gli apparati dello Stato dovevano scegliere i contratti al massimo del ribasso. Il che aveva costretto chi si occupa della fornitura del vestiario per i poliziotti ad abbandonare la ditta italiana fornitrice e a firmare il contratto - per una quantità enorme di divise - con una società polacca.

Non è andata meglio con le scarpe: nelle scatole, spesso, è stata trovata una scarpa numero 41 e una numero 44. A volte si doveva cercare nei vari magazzini per trovare due scarpe della stessa misura e foggia. Il risultato, a dir poco avvilente, ha quindi costretto la pubblica amministrazione a cancellare la norma.

Visto però che i soldi erano stati spesi e che il danno era ormai fatto, al Viminale si è fatto ricorso ai fondi di magazzino degli ultimi anni. Risultato: può accadere - come rivela Paolo Varesi - di incontrare poliziotti vestiti in maniera diversa.

lunedì 21 luglio 2008

Dante riposa in pace...noi no!

Rispondo al commento riportato nel blog come post dal titolo: Un commento giudizioso. leggetelo prima di affrontare quel che segue.

Le torte in faccia. I guelfi e i ghibellini. Stanlio e Ollio. Gastone e Paperino. Un inferno di personaggi litigiosi, più o meno virulenti, sanguigni, passionali.
Così come il sommo padre Dante ha dipinto la maggior parete dei residenti nel suo Inferno.

Ve lo immaginate il Blog dell'Alighieri? La Divina Commedia. Primo post: Nel mezzo del cammin...etc.
Dante era soprattutto un'artista e qualsiasi cosa un'artista produca vale di per sè e non per i valori correnti del mondo. Per cui noi ricordiamo Dante per la sua arte e molto meno per la lotta politica in cui era impegnato. E quando lo ricordiamo per quest'ultima allora anche guelfi e ghibellini tornano, con la sua memoria, a rivivere resuscitati dalla grandezza di un genio, impegnato in politica e che caramente ha pagato il suo schierarsi per non essere considerato ignavo. E' per questo che lo ricordiamo, non per la sua pacatezza.
Dante senza pudori ficcava questo e quest'altro uomo del suo tempo nel suo personale e letterariamente meraviglioso e unico inferno.
Più o meno quello che hanno fatto in piazza Navona la signorima Guzzanti e il signor Grillo, paragonare i quali al signor Dante parrà forse blasfemo alle orecchie di un cultore delle lettere, ma che Beppe e Sabina siano grandi o meno lo dirà qualcuno tra qualche centinaio di anni, e non mi voglio prendere io la briga di definirli; briga e malattia sempre viva negli intellettuali che pur di conservare il controllo del mondo lo uccidono, etichettando a più non posso passerotti e draghi; infatti l'importante è che tutti siano ben infilzati con uno spillo ed esposti al pubblico con accompagnamento di alti studi sociologici, perfettamente inutili ormai, in quest'arena di uominicchi e quaquaraqà.

No, Nanni non ha proprio ragione quando parla di disastro e di insulti.

Non ha ragione per un peccato pregresso: Per anni ha bacchettato il mondo con la sua chirurgica e mortifera visone immobilista delle idee e dei fatti.
Artisticamente grandiosa, ma sterile nella sua utilità sociale e formativa. Una luccicante piogga dorata proveniente dalla sua creativssima vescica che purtroppo, non ha alimentato altri donatori di illuminazioni sociocinamatografiche.
E dopo anni di bacchettamenti in cui con coerenza si è barricato fuori dal recinto dei media eccolo che con il Caimano ed altre opere, l'abbiamo rivisto, senza il Barbagallo, pronto a promuoversi da tutti gli schermi televisivi compresi quelli di Mediaset.
Da uno che ha sfranto i coglioni a tutti per trent'anni col rigore mi sarei aspettato due righe di spiegazione.
E invece niente. capito che ormai i tempi erano cambiati si è adattato anche lui al sistema. La maggioranza degliormai pragmaticissimi cittadini sarà sicuramente d'accordo con lui nel pensare che si può cambiare, in corso d'opera, una vita.
Io però, in questo caso, non la penso allo stesso modo.

Dopo essere entrato negli incubi del povero critico (Mazzacurati. Lo ricordate?) massacrandolo di sensi di colpa per aver recensito un film Horror con parole positive ecco il Signor Torquemada che come niente fosse e non dicendo a nessuno il perchè e il percome, cambia cappa e si presenta coll'ultimo vestito alla moda.

Ma purtroppo Nanni è decisamente demodè. Come tutti quelli che le mode le inseguono e non le fanno.
Avrei preferito assistere ad un suicidio da samurai piuttosto che a questo adeguamento alla strategia del marketing, questo raffinato rincorrere la gazzella con la jeep e non con gli artigli. Nanni ha scoperto di non essere molto diverso da Costanzo, ma in cuor suo si sente migliore. Permettetemi di dubitarlo.

Nanni avrà anche ragione sulla strategia (effettivamente non sembra essercene un'altra), ma sarebbe meglio che ricordasse che la realtà non sempre si infilza e si lascia guardare dai professoroni.

La realtà coinvolge e stravolge. Anche le menti più raffinate. Che non sanno o non vogliono, coglierla, fresca, diversa, nuova, appena fatta.

In questa realtà i moderati di cui la sinistra (ah, ah, ah) sta cercando disperatamente di attirare il voto sono stra-strastufi e se una bella parte di loro è andata dietro al celodurismo becero bossista non credo che il problema siano i toni, quanto i tomi che li usano.
E poi smettiamo di pensare che dimostrando di saper leccare il culo a tutti ci faranno fare i capoclasse. Al massimo, il leccaculo ce lo faranno fare professionalemente, con un bel contratto a tempo indeterminato.

Bel risultato per questi para, pre e post sessantottardi che baciano le pile per infilarsele in una torcia che non farà mai luce!

Abbiate le palle e le ovaie invece di cicalare: non si fa così, non si fa cosà!

Quegli insulti della Guzzanti, come le parole del buon padre Dante, sprofondavano un personaggio pubblico in quegli inferi che la comica prefigurava giusta punizione per le colpe di una intera classe non di religiosi, ma di potere.

Ma di cosa stiamo discutendo?
Non possiamo trattare di buono o cattivo gusto quando Bossi, Berlusconi, Feltri, Ferrara, e persino l'appiombato Fini insultano, con gravissime parole che i media amici fan passare per "battute" e "argute provocazioni", la Vita, l'Intelligenza , la Libertà e quel poco di miserabile Democrazia che le affossate ideologie ci hanno lasciato in eredità.

Questa purtoppo è un 'età in cui il Male si è ben travestito e vende la sua immagine come Milano faceva quando era da bere. Rimettiamo indietro l'orologio a prima di tangentopoli?
Stiamo tornando a bere?
Ahi noi! Dopo la seconda sbornia saranno cazzi... amari; per la seconda e forse ultima volta.

E quindi, prima che i soliti ubriachi si riattacchino alla bottiglia e ci vomitino addosso la loro protervia, se non si vuole fuggire, ma restare a mantenere pulito il nostro giardino, bisogna dare a queste arroganti macchiette del prototipo italiota una bella spallata e urlare loro forte in faccia che per quante mossettine facciano per compiacere l'opinione pubblica e i loro cani da salotto, le persone che ancora cercano seriamente di informarsi e resistono all'onda montante di neo-moscio-fascismo imbecille, non si fanno prendere in giro.

Purtroppo di fronte a simili soggetti e alla realtà che hanno costruito e alla quale aderiscono, trascinati in un inesorabile tsunami, la maggioranza degli italici cuori, non possiamo più far satira "pulita".

Loro stessi son parodia. Loro stessi sono l'alfa e l'omega. Loro stessi si prendono per il culo da soli pur di tenere il potere e il denaro ben saldi nelle loro mani.

Quando c'era bisogno di un Adolfo, Adolfo è venuto e la maggioranza non ha detto un bah..!. Anzi.

La storia si ripeterà e sicuramente si potrà far poco per cambiarla. Gli ubriachi saranno tanti.

Ma stavolta non ci sarà strage di corpi da bruciare nei camini. Ci sarà strage di dignità, di umanità, di cultura, di coscienza, di vita vera.

E allora, cari amici che attorno al Nanni vi stringete, vi esorto con le parole della canzone di Carmen Consoli:

Ti lamenti, di che ti lamenti. Piglia lo bastone e tira fori li denti!

Tiriamo fuori i denti.
Perchè se Libero in prima pagina dice bravo al Berlusconi che porta le gheishe in parlamento chiosando con un "Beato lui" (in una squallida imitazione di quel capolavoro di giornalismo popolare che è il Vernacoliere) e la maggioranza degli opinion leaders plaude a un titolo come questo considerandolo brillante e corrosivo, se questa è l'intelligenza in cui il paese si riconosce non facendo nessuna critica alla mostruosa volgarità di un pensieero simile (ma le donne...dove cazzo sono le Donne? Tutte a far la calzetta? ...), ma piuttosto si esprime lanciando alti guaiti contro l'innocente sboccataggine di comici colpevoli in realtà non di far satira con gli insulti, ma di far con quelli politica, allora è venuto il momento di alzarsi e difendere coi denti anche chi esagera (sempre ammesso che esageri).

Da questi giorni balzani e storti può scaturire un onda melmosa di franchismo yuppista oppure un'apertura verso la riflessione, il recupero della capacità di ragionare e vedere oltre lo spot, oltre i privilegi, oltre la pancia piena.

E anche se la paura che possa non esserlo così tanto, piena (la pancia), ci frena non dobbiamo dimenticare la saggezza profonda, naturale, che ci governa e che ritroviamo in ogni momento critico della storia: La voglia di immaginare il futuro. Di avere una prospettiva. Di scommettere sulle idee.

Vogliamo che i nostri figli vivano in relazione tra loro come noi abbiamo fatto (e bene siamo stati)... oppure che si calpestino l'un l'altro nell'illusione di partecipare a un'orgiastico gioco di preordinata e fasulla competizione come dalle parte dei poteri attuali si vorrebbe che fosse?

Non basterà garantirgli la pulizia del giardino di casa.

Non basterà lasciare loro i nostri soldi, la nostra imbecillità e una triste immagine di inutilità.

La pagheremmo cara.
Forse ci uccideranno prima della conclusione del questo ottuso compito... e sarebbe un bene.
O forse, con i pesssimi strumenti che lasceremo loro in eredità, finiranno di distruggere quel che noi abbiamo già devastato.

Per cui...in alto i cuori, ma soprattutto le menti.

Se una cosa la sentiamo sbagliata, lo dobbiamo dirlo Forte, a Voce Alta.

Qualcosa succederà.

Niente cortesie. La Revoluzione non è un pranzo di Gala.




PS: Quello in cui mi sono impegnato, maldestramente, è un discorso sui princìpi e non sulla pratica amministrativa di governo.
Brunetta e gli altri continueranno nel lavoro di modernizzazione del paese...
...o di merdizzazione?
Si vedrà. Guardia alta e fianchi coperti!

Un commento giudizioso

Mi scrive a commento del post su piazza Navona, Anonimo:

Gentile Signore, sono un essere paradossale, non mi firmo non tanto perché intenda nascondermi ma semplicemente perché non so bene chi sono. O almeno non lo so più. Faccio professione di votare a sinistra ma mi sento patriota anche quando non gioca la Nazionale, amo l'Italia perciò provo ancor maggior disgusto per come la stanno/stiamo trattando, sono del Nord ma la mia città ideale è Napoli con sindaco Chiamparino, vorrei incidere sulla realtà ma mi limito a leggere i giornali, perciò inizio a dubitare delle mie stesse opinioni. Sublimo con cinema e sesso, l'aspirazione ad un altrove che immagino, ma appare sempre una donna che mi fa sentire piccolo borghese, accusandomi di avere una visione viziata della vita di coppia e quindi della vita. Ho concluso che, nonostante tutti gli sforzi, i casini e la presuntuosa vacuità delle mie opinioni, a 40anni non sono altro che un italiano come tanti. Vado a letto stanco delle mie giornate con così poca fanatasia e nessuno stimolo rivoluzionario, ma è colpa mia se sono nato fuori tempo massimo per fare le rivoluzioni: perciò leggo volentieri il suo blog che spinge a incazzarsi ma mi permetta di dissentire dallo zibaldone di voci dell'opposizione estrema o dipietrista che lei diligentemente propone. Sono d'accordo che a questo punto si debba fare la voce grossa per avviare una "rivoluzione gentile" ma gli insulti per favore, no! A questo proposito ha ragione Moretti: Grillo e la Guzzanti hanno sporcato la manifestazione di P.za Navona. Il punto è che, mentre tutti noi siamo accaniti ad osservare la sarabanda giudiziaria del Berlusca, c'è un vero riformatore in azione ed è il Ministro Brunetta che sta ribaltando il sistema bacato del pubblico impiego e, anche da un osservatorio di sinistra, paradossalmente dobbiamo augurarci che ci riesca. Così come lo scenario federalista proposto dalla Lega, che pare dover prender vita nel futuro prossimo, fino a quanto condizionerà le nostre scelte. Possibile che non ci sia una voce chiara e univoca in questo senso che ci indichi la via: noi che a Chinatown ci abitiamo da anni abbiamo orrore per la palude di passività e burocrazia che assedia il nostro paese. Lei che ne pensa?

domenica 13 luglio 2008

...davvero male.

La magistratura si interroga sui "fatti" di Piazza Navona. Fatti, dice il giornalista. Ma se i fatti non li ha riportati nessuno, realmente. A parte i blog "di parte" e Rai News 24. Di che stiamo parlando? Siam messi davvero male. Chissà se il popolo lo sa?

Dall'articolo di repubblica on line del 12 luglio 2008

Piazza Navona, si muove la procura
Aperto fascicolo sul "No Cav Day"


Piazza Navona, si muove la procura Aperto fascicolo sul "No Cav Day"

Sabina Guzzanti

ROMA - Dopo le polemiche si muovono i magistrati. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui fatti avvenuti l'8 luglio scorso durante la manifestazione "No Cav Day" in piazza Navona. Il fascicolo è, al momento, privo di ipotesi di reato ma, al vaglio del procuratore Giovanni Ferrara, ci sono già alcuni filmati degli interventi, tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione.

Gli inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna. Sarà poi il ministro della Giustizia a dover autorizzare, secondo quanto previsto dall'articolo 290 del codice di procedura penale, lo svolgimento delle indagini.

Nel frattempo le polemiche continuano. E se Antonio Di Pietro rivendica "una, cento, mille piazze", pesano le parole di Nanni Moretti, girotondino della prima ora, che ha condannato lo show di Grillo e della Guzzanti. Al regista risponde Pancho Pardi, professore fiorentino e deputato dell'Italia dei Valori, nel 2002 al fianco di Moretti: "Nanni dopo essere stato assente per anni dall'attività dei movimenti non ha dimostrato buon gusto nel dire 'si fa cosi' o si fa cosi. Si è aggiunto a un'operazione di falsificazione mediatica".

(12 luglio 2008)

Siamo messi male...





Vignetta di Molly BezzDunque abbiamo assodato che, quando Al Tappone definisce “metastasi” la magistratura, è una battuta. Quando definisce “coglioni” gli elettori che non votano per lui e “spazzatura” 50 mila persone che manifestano contro di lui, è una battuta. Quando il ministro Bossi preannuncia “300 mila fucili” pronti a sparare in Padania, è una battuta. Gli unici che non possono fare battute sono i comici: quelli “insultano”, “vilipendono”, minacciano la democrazia. Invece chi sfigura la Costituzione a propria immagine e somiglianza “dialoga”, anche se parla da solo.
A questo proposito, circolano due singolari leggende metropolitane

1) Il Lodo Alfano, detto anche Dolo Berlusconi, sarebbe legittimo e ragionevole, se solo non fosse approvato con legge ordinaria, ma costituzionale.
2) Il Lodo Alfano risponderebbe ai rilievi avanzati dalla Consulta nella sentenza del gennaio 2004 che bocciava il Lodo Schifani. Ragion per cui, si apprende da una nota del Quirinale, la firma del capo dello Stato sarebbe addirittura “una scelta obbligata” anche in calce a una legge ordinaria.

E’ quel che sostiene, per esempio, l’ex presidente della Corte Alberto Capotosti con un’intervista al Corriere in cui afferma l’esatto contrario di quel che lui stesso disse al Corriere il 26 giugno. Allora parlava di “via impervia”, di “scorciatoia per ottenere l’immunità delle alte cariche”, citava “il precedente della sentenza della Corte costituzionale che nel 2004 ha dichiarato illegittimo il lodo Schifani”, sentenza “di cui sento circolare letture semplificate”, mentre in realtà bocciava l’immunità “con molta eleganza e riferimenti a principi generali”. Ragion per cui, niente immunità per le alte cariche: piuttosto, meglio “reintrodurre l’autorizzazione a procedere per i parlamentari, abolita nel ‘93”.Ora, con una spettacolare capriola, Capotosti afferma che “il lodo Alfano non va manifestamente contro la Costituzione” e può passare addirittura “con legge ordinaria”.
Come possa la Costituzione prevedere all’articolo 3 che “tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge senza distinzioni…di condizione sociale” e una legge ordinaria stabilire che 4 cittadini sono più uguali degli altri solo per la carica che ricoprono, lo sa solo lui. Ma il partito dei pompieri s’è messo in moto, e poco importa se ben 100 costituzionalisti, fra cui gli ex presidenti della Corte Onida, Elia e Zagrebelsky, sostengono che il Lodo è incostituzionale sia perché è una legge ordinaria, sia perché viola - nel merito - alcuni principi fondamentali della Carta.

Potrebbe sembrare una disputa tra diversi orientamenti, ma non è così. Perché non è vero che la sentenza del 2004 dica che si può derogare alla Costituzione con legge ordinaria. Anzi, dice l’esatto contrario: “Alle origini della formazione dello Stato di diritto sta il principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, il cui esercizio, nel nostro ordinamento, sotto più profili, è regolato da precetti costituzionali”. Non da leggi ordinarie, approvate a colpi di maggioranza semplice (in barba all’art.138, che impone la doppia lettura parlamentare e la maggioranza dei due terzi, pena il referendum confermativo). Dunque non è vero che la sentenza “lavi” preventivamente il nuovo Lodo e imponga al Quirinale di firmarlo. Anche perché, a parte un paio di dettagli, il Lodo Alfano riproduce gli obbrobri - già bocciati dalla Consulta - del Lodo Schifani. L’unica differenza sostanziale è che è rinunciabile e vale per una sola legislatura, mentre l’altro era automatico e illimitato. Ma questo è pure “reiterabile… in caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura”. Se, alla fine di questa, Al Tappone riesce a passare da Palazzo Chigi al Quirinale, porta con sé sul Colle lo scudo spaziale che aveva già a Palazzo Chigi. Che dunque durerebbe 5 anni più 7, rendendolo auto-immune fino al 2020 quando ne avrà 84.

Paradossalmente, se facesse uccidere Napolitano per sloggiarlo anzitempo, non sarebbe punibile e potrebbe prendere il suo posto senza che nessuno possa processarlo. E proprio questo era uno dei motivi della bocciatura del 2004: il Lodo Schifani era “generale”, cioè sospendeva i processi per “tutti gli ipotizzabili reati, in qualunque epoca commessi, che siano extrafunzionali, cioè estranei alle attività inerenti alla carica”, esattamente come l’Alfano; era “automatico”, cioè scattava “senza alcun filtro, quale che sia l’imputazione e in qualsiasi momento dell’iter processuale, senza possibilità di valutazione delle peculiarità dei casi concreti”, proprio come l’Alfano. La Corte citava poi l’art. 111, che impone la “ragionevole durata dei processi”, ovviamente incompatibile con una sospensione di 5 anni che può arrivare a 12; e l’art. 3, sull’eguaglianza di tutti i cittadini (compresi quelli che hanno subìto un reato); e l’art. 24 (“Tutti possono agire in giudizio per tutelare i propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”). Ma l’art. 3 finiva (e finisce) in pezzi anche per la bizzarra scelta delle alte cariche da immunizzare: è assurdo, scriveva la Corte nel 2004, “accomunare in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai princìpi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti”. Il che conferiva alla norma “gravi elementi di intrinseca irragionevolezza”.

Ora il Lodo Alfano sfila il presidente della Consulta, ma resta il frittomisto fra una carica monocratica come quella del capo dello Stato e quelle collegiali come dei presidenti delle Camere e del premier. Queste ultime infatti, come ricordano i 100 costituzionalisti, non godono di speciali immunità in nessun’altra democrazia del mondo. A parte l’Italia prossima ventura: questa è la sola, vera “metastasi”.

giovedì 10 luglio 2008

Dedicato esclusivamente ai Romani

Certa stampa.... Certa gente.... Certa magistratura... Certa politica...

A regà, s'è fatta 'na certa...

Gli Italiani e la Satira

Gli italiani sono cresciuti. Non hanno più bisogno di parlar male dei potenti. A forza di Reality Show si sentono loro, i potenti.
Non hanno più bisogno della Satira.
Perchè, gli italiani, anche se lo prendono nel culo, non amano essere presi per il culo!

Che gente permalosetta.

Siente como suona bbene 'o Mellone

Oggi ecco un nuovo post con l'articolo di Angelo Mellone su IL BOLOGNA del gruppo E Polis che riassume un po' tutte le voci necessariamente benpensanti della stampa a pagamento e di quella gratuita (ma comunque ben pagata) impegnata in questa meravigliosa performance delle torte in faccia nell' infinita e ormai insopportabile agonia della seconda "repubblica" .

Ma poi, chissà se c'era a piazza Navona, il Mellone?
Chissà se ha visto, la diretta su Rai News 24?
Chissà se quando si alza al mattino e prima di scrivere mostra la lingua allo specchio si chiede cosa sarà mai quella striscia marrone che sta proprio nel mezzo?
Mah...!

Eh, caro il mio Mellone, allora, per vedere se Lei è davvero buono da mangiare... o da leggere... sulla FREE (ah, ah, ah) press, sentiamo come suona...


Dalla rubrica Il Punto del 10/07/08 di Angelo Mellone

TONINO, I GIROTONDI E LA GARA DEGLI INSULTI

E' naturale che lo spettacolino offerto l’altrieri
dai contestatori di piazza Navona, parenti impoveriti
dei girotondini di sei anni fa, non
possa essere condiviso da gran parte degli
italiani. È altrettanto naturale che la gran
parte degli italiani, e pure la gran parte degli elettori di
centrosinistra, faccia davvero fatica a specchiarsi negli
occhi spiritati di Antonio Di Pietro o a riconoscersi nella
gara a chi insulta di più tra Beppe Grillo e Sabina
Guzzanti. È dunque più che naturale che, durante e dopo
la kermesse dell’“insulto libero” (alla prossima riunione
di questi buontemponi consigliamo la gara dei rutti, e il
successo sarà assicurato), il Partito democratico abbia
deciso di interrompere, almeno per il momento, ogni
forma di rapporto con l’Italia dei Valori. È naturalissimo
che il senatore Furio Colombo, pur convinto che siamo in
una fase d’emergenza democratica dove anche il suo
ciuffo cotonato è a rischio taglio, si sia accorto alla fine di
essere andato a far compagnia a una compagnia di giro
che della virulenza verbale anti-istituzionale e dell’antiberlusconismo
ha fatto da anni una rodatissima macchina
di marketing per far quattrini. È naturalmente
naturale che tutti si faccia a gara per dire che no, il
presidente della Repubblica non si tocca, e no, che il
Papa abusato da qualche diavoletto è troppo, e no no, che
la valanga di insulti indirizzati a Mara Carfagna, quelli
indiretti di Marco Travaglio e quelli oscenamente diretti
della comica con le labbra a canotto e il culo basso, non
siano il modo migliore per sostenere che al ministero
delle Pari opportunità non doveva andarci lei. È fin
troppo naturale, all’opposizione, preoccuparsi dell’eccesso
di protagonismo urlato e cialtrone con cui Antonio Di
Pietro ha deciso di impostare il suo conflitto, personale e
personalistico, col governo. È ovviamente naturale che il
Pd debba scegliere di corsa se farsi dettare l’agenda delle
iniziative dalla piazza postgirotondina o farselo da solo,
l’elenco delle priorità necessarie a superare il livello di
decenza politica. È meno naturale, invece, pensare che
l’altrieri a piazza Navona ci fosse tanta gente, solitamente
dotata di una buona dose di senso civico, ad applaudire
una sarabanda di nefandezze, rendendosi strumento
dell’ennesima operazione di marketing politico e commerciale.
E questo sarebbe il “ceto medio riflessivo”?

Caro Mellone, ha fatto proprio la domanda giusta e allora Le rispondo.

Sì è proprio il ceto medio riflessivo. Cioè quello che pensa, ragiona un po' e poi non fa tanta sociologia accademica, scende in piazza a dire le cose come stanno.
Visto che pochi ce ne sono a farlo.

Caro Mellone, in riferimento, come direbbe il caro Tonino, alle sue opinioni posso dirLe citando una nota massima popolare che "le opinioni sono come il buco del culo e ognuno ha il suo" e sono convinto che lei converrà con me sulla validità dell'affermazione e quindi sulla sua applicabilità anche alla mia, di opinione.

L'unica cosa che mi permetto di mettere come nota a margine di tanta saggezza è che mentre il mio è ancora molto ben stretto, il suo, negli anni trascorsi a formarsi la sua sacrosanta opinione, deve aver visto parecchio traffico.

Non me ne voglia per questa caduta di stile (a lei tanto caro), è solo la rappresentazione del tutto immaginaria di una realtà a me sconosciuta.

Sconosciuta come è stata per lei quella di quel giorno a Piazza Navona.



P.S. E poi, nella gara delle torte in faccia, devo dire che lei arriva con pessima mira e prosa stantia a cercare il bersaglio: si vergogna degli insulti uditi in piazza e poi da del cotonato al Colombo e del culo basso alla Guzzanti. Ma si rende conto che neanche in quei simpatici capannelli davanti ai bar dello sport verrebbero molto apprezzati simili tentativi di gustosa, per lei, abilità intellettuale.

mercoledì 9 luglio 2008

Weltrockerduk ovvero, Il Signore degli Avverbi

Oh! Finalmente iniziamo a capirci.
Da quel che si legge sui quotidiani di regime di oggi Tonino Paperino (vedi post di due gg fa) sta col Grillo Parlante. E Weltrockerduck sta con Zio Berluscone.

I cartoni si animano....

Nuove avventure per noi piccoli e umili spettatori di questa nostra Terra di Mezzo.

Il Signore degli Avverbi strige tra le mani il suo Tessoro e serenamente..pacatamente... ha fatto la sua scelta: non governo ombra dell'opposizione, ma opposizione all'ombra del governo.

Volontari delle feste dell'unità che da tanti anni avete assistito al dissolversi delle bandiere, allo svaporare del rosso e all' emergere del verde, moscio, più che pisello, guardate su You Tube le registrazioni dell'8 luglio fatte a piazza Navona.

Magari qualche bella nostalgia ve la provocheranno mentre condite i pimi piatti e servite birra in nome del dialogo col diavolo.

Magari a qualche attempato maschietto capiterà pure di avere un'irriguardosa erezione e a qualche stagionata fanciulla di sentir qualche palpito di passione dal cuore.

Magari!


Hasta la pecunia siempre!

Definizione di Rispetto

A tutti quelli che si sono sentiti offesi e traditi dalle parole della satira di Sabina Guzzanti e Grillo, pronunciate dal palco di piazza navona durante la manifestazione No Cav di martedì 8 luglio 2008 e hanno chiesto più rispetto e moderazione nei toni vorrei dare una mia personale definizione del termine rispetto:

"Rispetto non significa dire a qualcuno:"Mi scusi tanto se le orino sul capo".
Rispetto significa non pisciargli in testa".

E quindi, sarebbe conveniente per tutti noi, prima di criticare i toni di chi si lamenta della minzione, cercare di capire se abbiamo la testa bagnata...

Destra o Sinistra? Sotto o sopra!

Qualcuno disse “Siamo arrivati alla comica finale”. Aveva perfettamente ragione.

Scoprendo poi che gli italiani amano le comiche e le torte in faccia ha ben pensato, quel qualcuno, di trovarsi uno spazio per qualche capriola che facesse ridere e portasse potere e danaro.

Nella comica finale siamo tutti lì a tirar le torte in faccia, chi le tira a destra e chi a sinistra. Tanto che non si capisce più da che parte si sta e con tutte ‘ste torte a coprir le facce , nemmeno con chi o contro chi, si sta.
Si sa soltanto che le torte volano di qua e di la con la gente che ride sempre meno e si incazza sempre di più. Finite le torte vedremo che facce ci sono sotto e con quali di queste si potrà prendere un caffè al bar oppure prendersi a male parole e sacramenti vari.

A dir la verità, per chiarire a tutti il mio pensiero sui contendenti della politica italiota della seconda pseudo-repubblica, mi era venuta in mente un’altra bella metafora che non rigurdava le torte , ma più banalmente la materia escrementizia.

Ovvero: A forza di lottare tutti nello sterco non si distingue più chi ne è solo ricoperto da chi invece è veramente fatto di merda.

Per buona pace delle mie viscere e dell’estetica di segno positivo che dobbiamo anche alla nostra immaginazione, ho lasciato perdere questa visione trash del dibattito sociale e mi sono orientato verso le più innocue, esteticamente, immagini dei film muti.

L’unica cosa che mi resta chiara e certa nel torbido di questi anni tragicomici è che la distinzione destra/sinistra che tanto ha fatto interrogare artisti e politologi sulla materia che compone attualmente ognuna delle parti, è decisamente tramontata, a dispetto di chi non se n’è ancora accorto.

In questi torbidi anni non apparteniamo più a idee ( quali poi?) di destra o di sinistra declinate più o meno al centro, ma a interessi che ci identificano molto chiaramente come parte di un Sopra o di un Sotto.

Sopra ci stanno quelli che qualsiasi sia il governo, guadagneranno soldi e privilegi, sotto quelli che dovranno far virtù del poco che rimane sul pavimento.

Il problema che ci si pone è: quando si accorgeranno i poverini che stanno sotto di non appartenere a una destra o a una sinistra divise da una linea verticale bensì di essere tutti sotto un’altra linea, quella orizzontale, che li divide da quelli che stanno di sopra?

In attesa dello svelamento dell'inganno e della nascita di nuove posizioni in questo avvincente Kamasutra politico, aspetto il momento della verità con trepidazione.

P.S. Se non fosse che anche per oggi metto il piatto in tavola e ho pure il tempo per poter scrivere non sarei tanto trepidante quanto terrorizzato, nei confronti di quel che ci aspetta.

martedì 8 luglio 2008

Tonino Paperino & C.

Sberequeck!

Se qualcuno vi chiedesse qual'è, secondo voi, il più simpatico personaggio dei fumetti che conoscete, sono certo che tanta parte risponderebbe Paperino.

Nessuno si metterbbe di certo ad argomentare sul perchè di questa scelta. Il perchè è semplice: Paperino appartiene a tutti noi e dentro ad ognuno di noi c'è un po' di lui.
Le storie che più ci piacciono, tra le tante, sono quelle in cui, nonostante la sfiga e le avversità a cui è sottoposto dai pessimi parenti e talvolta dalla fucsiosissima fidanzata, il buon papero si prende su tutti una bella rivincita (vedi Paperinik) e ristabilisce l'ordine a lui caro: starsene in santa pace ad oziare nel giardino di casa sua!

Non è certo un campione d'iniziativa, ma non è nemmeno un posapiano. Quando serve, agisce.
E questo basta. Non ha in mente i soldi come lo Zione e nemmeno gli obblighi sociali come Paperina. Non si perde dietro all'affanno quotidiano del megamanager o ai sogni di gloria dei ragazzetti di Saranno Famosi. Paperino è Paperino. Prendere o lasciare.

C'è un solo momento in cui lo si vede mettere in campo tutte le energie e affermare tutta la sua personalità: quando si incazza.
Ahia, ahia. Quando si incazza (e non è detto che abbia sempre ragione) spara in sequenza una serie di sberequeck e di strafulmini olimpici che fan tacere flora, fauna e regno minerale d'un botto!

Oggi ne ho visti parecchi di Paperini ed erano, in un modo o nell'altro, tutti insieme in una bella piazza di Roma, Piazza Navona.

Che ci facevano? Erano lì a mollare uno sberequeck dietro l'altro; erano davvero incazzati.

Si chiamano Tonino (di Pietro) Paperino, Marco (Travaglio) Paperino, Beppe (Grillo) Paperino, Sabina (Guzzanti) in Paperino (David Riondino), ed erano con tanti altri, i cui nomi non conosco, sopra e sotto a un palco.

Migliaia di Paperini incazzati.

Eh, Zio Paperone l'ha fatta grossa a 'sto giro.
Stavolta s'è messo d'accordo con la Banda Bassotti, Macchia Nera e anche con Rockerduck che di solito sta all'opposizione, per farne di cotte e di crude al povero palmipede ozioso con la giacchetta da marinaro.
E in più oltre a pagare il dazio dovuto ai potenti, criminali o meno, il pacifico Paperino si è sentito appellare anche fannullone dalla Paperbrunetta Yè Yè di turno.

E Paperino non ce l'ha fatta più. Son 15 anni che sopporta l'arroganza prima dell'uno e poi degli altri. Avrebbe forse potuto ancora girarsi a faccia in giù sulla sua amaca se le rotture di scatole fossero arrivate insieme ai rompiscatole, una alla volta. Ma tutti insieme, tutti insieme... non si reggono un minuto ancora.

Paperino non sa niente di corruzione, di denari, di potere e nulla ne vuole sapere. Vuole sapere soltanto di scampagnate e di pic nic. Niente pranzi di gala o G8. Per lui una bella limonata fresca preparata dai nipoti e uno sguardo oltre la staccionata per vedere come va il mondo son le cose migliori per dare la giusta misura ai fatti e alle persone.

Oggi però a Paperopoli le cose non vanno tanto bene.
Come dice lui, non c'è il becco di un quattrino (non è mica poi così vero, ma per fargli piacere, crediamogli) e neanche nel salvadanaio dei nipoti tintinna qualcosa.

Anche gli altri abitanti son messi come lui e per uscire dalle strette di una situazione nient'affatto piacevole si son schierati, malgrado loro, con Paperone & C, pensando, non senza qualche ragione, che se il fantastiliardario e gli altri sanno come fare soldi, onestamente o disonestamente, magari potrebbero portare acqua alla causa delle loro tasche, apparentemente, troppo vuote. Bisogna mantenere i Suv, e i figli firmati, e fare qualche viaggetto all'anno, giusto per vedere come stanno bene quelli che stanno peggio. Che possono fare poverini?
I soldi vanno con i soldi e questo detto, fin troppo noto alle banche, ormai ha contagiato tutti a Chinatown, pardon scusate la confusione, a Paperopoli.

Paperino però, lo zione lo conosce bene e sà che da quelle tasche ben difficilmente esce qualcosa. I benestanti e i malfattori molto spesso son dotati di una avidità smisurata che non consente cedimenti. Perchè allora scomodarsi e scendere dall'amaca?

Stavolta però Paperino, i tanti Paperini, credo proprio siano scesi dalle amache.

A Piazza Navona c'erano quelli che da tempo e senza riposo sberequeckkano con coerenza e vigore e i loro nomi ben li conosciamo.

Ma anche tanti, tantissimi altri: quelli con le bandiere il cui colore non abita più il parlamento, quelli che in qualche tasca hanno ancora infilata un edera, una rosa o un garofano (mamma mia da non credere!), quelli a cui le bandiere non piacciono, ma se avessero avuto un'asta per le mani al momento giusto, l'avrebbero data volentieri in testa a chi li ha presi per il culo per tanti anni. C'erano quelli che hanno sempre fatto i volontari e a cui involontariamente prudono un pochino le mani, quelli che si son stancati del semplice vaffanculo e vogliono qualcosa di più concreto e serio: un bel Vattene via e non tornar più indietro.

Quindici anni, ostaggi di una classe indegna di politici, sono davvero troppi. Anche i Paperini più creduloni l'hanno capito.

Una qualità li accomuna tutti questi Paperini: sono fessi.

Sì, purtroppo per loro i Paperini sono dei fessacchiotti. Come ho già detto non capiscono nulla delle cose della vita vera. Non per caso sono gli eroi del mondo di Walt Disney. Che ne sanno di quel che fa girare il mondo reale. Sì, magari l'han sentito da qualche parte che si può essere furbi, ma a a loro pare non interessi l'argomento e nonostante tutto insistono nel pensare che l'onestà e il rispetto per gli altri, anche per i fessi, sia qualcosa che fa bene al gruppo, lo rende felice, più ricco e più libero.

Ai potenti, agli Zii Paperoni conviene che la pensino così. Quasi sempre.
L'unico caso in cui non gli conviene più è quando i Paperini pretendono che tutti siano fessi e quindi, onesti. Allora i potenti raccontano balle. Ma non considerano un pericoloso effetto collaterale: Quando le balle non stan più in piedi, i Paperini incominciano a incazzarsi.

Questa Paperopoli, questo povero paese, è ridotto ormai a un (porno) fumetto Disneyano. I personaggi son talmente poco ambigui e così spudorati che non hanno più tre dimensioni, ma solo due. I colori e le ombre sono piatti, i gialli, gialli e i verdi, verdi, non ci sono più belle sfumature.

Tutti i personaggi buoni e cattivi sono facilmente riconoscibili da pochi tratti somatici e del carattere. Non serve nemmeno un ministero della semplificazione. Al contrario. E' tutto talmente troppo semplice che servirebbe un ministero della complessità.

Purtroppo a questo siamo arrivati. A far uscire dalla carta dei fumetti dei personaggi bidimensionali e a dar loro il potere di comandare le nostre vite.
Forse perchè anche noi, privi della complessità necessaria agli uomini, siam diventati figurine alla Disney.

E allora, se Paperopoli è la nostra nuova patria, speriamo davvero che i Paperini incazzati siano presto il 51%. E decidano di smettere per un bel po' di dondolarsi sulle amache e si impegnino a divenire la nuova classe dirigente, visto che quella vecchia va indirizzata al più presto, insieme alle ecoballe partenopee, agli inceneritori teutonici.

Certo, questo è un pensiero da fumetto. Niente di reale.

Però, sotto sotto, credo che tutti quelli di noi che si proclamano onesti abbiano un bel po' di sberequeck da dire e che lo possano fare soltanto unendosi alla disomogenea, strampalata, ma sinceramente incazzata e simpatica coalizione di Tonino Paperino & C.

E gli altri, quelli che credono di vivere nel mondo reale, quelli che sanno bene come van le cose, forse un giorno si sveglieranno in forma di carta bagnata, carta fradicia di un fumetto caduto in una pozza di aqua stagnante.
Un fumettaccio, una squallida imitazione di quelli Disney; magari con la firma Trisney (tanto i ragazzi non se ne accorgono....). Un fumettaccio buttato lì da un ragazzino che ha deciso di comprare il Paperino vero.

Quello che si incazza, combatte, vince... e torna a schiacciare un bel pisolo. Sulla sua amaca.

Sberequeck....zzzzzzz.

Elogio dell'Ipocrisia


Da un mio vecchio Blog intitolato "OGGI CHI VA AFFANCULO?", antesignano dei movimenti vaffanculisti e prezioso territorio di sfogo, rilancio un post che non è ancora invecchiato e anzi rimane sempre provocatorio col suo attualissimo elogio dell'ipocrisia.

giovedì, 15 settembre 2005
Su la maschera!
La cosa buona delle fedi, delle ideologie, dei precetti morali e di principio in genere è che chi aderisce ad essi si butta nell'arena delle contraddizioni.
Più ci si rinchiude nel castello fortificato delle strutture ideologiche e più si viene messi sotto assedio dalle belve del diritto naturale e della contraddizione.
Le morali non sono formule matematiche e l'errore fa intrinsecamente parte della loro stessa materia originale.
Perciò chi sbandiera la propria alta condotta di principio, prima o poi, scivola sotto il prezioso mantello dell'ipocrisia.

Ah, stupenda, meravigliosa, necessaria forma di fingimento.

Da quando il pragmatismo craxiano e il leggerismo berluscoide ne hanno ridotto la necessità fino a farla sparire, la vita politica di noi tutti si è degradata. Abbiamo perso infatti la possibilità di sbattere in faccia agli ipocriti la loro colpa. Niente ipocrisia = Niente colpa.
Tutto è concesso. Qualsiasi politico, a parte qualche minus habens puro e duro di estrema destra o sinistra, si permette di fare e dire ogni cosa e il suo contrario. Saltellando e ridacchiando.
Pregiudicati, assassini, ladroni matricolatissimi, bugiardoni, puttanoni di alto e basso lignaggio, tutti premiati dai media e dall'audience.
Che bello sarebbe poter contare ancora sull'ipocrisia, per poter applicare meglio e più efficacemente il diritto di mandare serenamente a fare in culo questo e quello.
Troppe maschere sono cadute, e l'orrore che ci si è rivelato, ci ha reso forse insensibili.
Ma ve li ricordate i Fanfani, i Rumor, i Moro, gli Andreotti ante processo, tutti chini sotto la croce a far massacro del paese. Per non parlare di quelli della falce i cui eredi ancora adesso soffrono, ahiloro, di sporadiche sintomatologie di ipocrisia latente.

Addio bugiardoni sbugiardabili.

Oggi è il tempo di chi ti caga addosso e dice "Beh, allora c'è qualcosa che non va?".

I vaffanculo si fa fatica a mandarli con gioiosa e pirotecnica enfasi.
Tanto che je 'mporta........

Vaffanculo a voi, eredi senza più macchia, paura e vergogna, di tanti malafattori timorati di dio e del partito.
Vaffanculo a voi!

martedì 1 luglio 2008

Gi spettri di Chinatown

Mah...

Onestamente non saprei dire cosa sia.

Però è qualcosa di concreto. E' come una malattia. O la reazione a una malattia. Una reazione organica, funzionale, psicosomatica, immaginaria, dolorosa, e alla fine, irreale.
Tanto irreale quanto presente e viva. Presente come lo spirito di un trapassato che vaga per le stanze amiche, inspiegabilmente occupate da estranei. Presenze ben più carnali che troppo presto hanno deciso per lui l'abbandono dei luoghi delle abitudini.
E questo malessere, vero o falso che sia, come quel fantasma obbligato dalle abitudini ad esistere, permane in quei luoghi, li abita, a dispetto di chi non lo ascolta, non lo vede e certamente, non lo vuole.
Sta lì. Per dire, per fare, per annunciare il dolore che appartiene a una sostanza, corporea o incorporea. Un dolore generato da una trasformazione inattesa, sicuramente non desiderata. Una mutazione causata dallo scorrere del tempo. O meglio... dalla morte delle sostanze, corporee o incorporee, alla quale il tempo assiste. Il tempo che non cura, non salva e involontariamente, costringe alla trasformazione.

In questi anni, in questo paese, forse nel mondo intero, questa trasformazione, la morte di queste sostanze, di persone, di idee, di modi di essere, di regole di convivenza, ha portato con se il silenzio. Una sensazione di obbligatorietà e di inutilità dell'agire; un fagotto di nulla che grava sempre più pesante e sempre più invisibile sulle spalle di noi esseri sociali. E tra le innumerevoli, vane, narcisistiche grida che creano il grande rumore di fondo, l'unica voce che emerge, neppure chiaramente, dice:. "Cosa vuoi fare? non serve a nulla. Lascia stare Jack... è Chinatown".

Sì, proprio come la Chinatown del film di Polanski. Non un luogo vero e proprio, ma uno stato d'animo, uno stato dell'essere, il punto terminale di quel percorso sociale chiamato democrazia. Questa Chinatown, quella che si vuole esportare ovunque, per la salvezza della specie umana occidentale, qui in Italia, è largamente e tangibilmente diffusa in ogni luogo del confronto e della relazione tra i cittadini. E sembra impossibile e inutile e cercare i confini e le ragioni che presiedono alla sua origine. Chi ci prova sprofonda nel rumore di fondo e chi cerca soluzioni arriva, sfinito, all'unica conclusione plausibile: è un problema sistemico, non sanabile. Una metastasi che non si arresta. Un gioco tra, simpatiche o meno, canaglie.L'unico gioco possibile in questo paese senz'altra identità che quella definita dalla sua storia antica e recente: Un paese senza memoria e senza prospettiva che grufola nel presente come il naso di un suino nel trogolo.

Ma tutti noi sappiamo che questo carattere non è una nostra esclusiva, appartiene all'uomo in genere. Ciò che a all'italiano riesce particolarmente bene è di comunicare, a se stesso e agli altri, questo parziale aspetto dell'essere umano evidenziandolo come elemento fondante della propria identità. Tanto da arrivare a credere che lo sia davvero. E senza più interrogarsi sulla veracità di questa credenza.

Milioni di vite, di pensieri, di atti smentiscono questo assunto. Nella storia antica e recente. L'arte e la generosità che l'italiano riesce ad esprimere da sempre non vengono meno neppure in questi tempi in cui non si canta più, si ride poco e si odia molto. Ogni giorno milioni di persone accettano questa realtà sentendo dentro di sè qualcosa che non va, qualcosa che, come si dice, tocca.
Sono milioni di esseri umani che non riescono a credere ad un'alternativa, ma la desiderano a tal punto da coltivare una segreta aspettativa che negata, genera in essi un malessere la cui origine appare misteriosa. Misteriosa come l'origine di quell'anima che attraversa i muri, trascinando dietro di se le catene delle proprie migliori speranze.
Di quelle tante anime.
Di quegli spettri che popolano Chinatown.

Noi possiamo liberare le speranze migliori dalle catene.
Non occorre tanto.
Occorre coraggio e un po' di riflessione. I tempi sono maturi perchè si possa rispondere con una cortese pacca sulla spalla a chi continua a dire: "Lascia stare Jack".

E poi, andare per la propria strada.
Quella che non porta a Chinatown.