martedì 8 luglio 2008

Tonino Paperino & C.

Sberequeck!

Se qualcuno vi chiedesse qual'è, secondo voi, il più simpatico personaggio dei fumetti che conoscete, sono certo che tanta parte risponderebbe Paperino.

Nessuno si metterbbe di certo ad argomentare sul perchè di questa scelta. Il perchè è semplice: Paperino appartiene a tutti noi e dentro ad ognuno di noi c'è un po' di lui.
Le storie che più ci piacciono, tra le tante, sono quelle in cui, nonostante la sfiga e le avversità a cui è sottoposto dai pessimi parenti e talvolta dalla fucsiosissima fidanzata, il buon papero si prende su tutti una bella rivincita (vedi Paperinik) e ristabilisce l'ordine a lui caro: starsene in santa pace ad oziare nel giardino di casa sua!

Non è certo un campione d'iniziativa, ma non è nemmeno un posapiano. Quando serve, agisce.
E questo basta. Non ha in mente i soldi come lo Zione e nemmeno gli obblighi sociali come Paperina. Non si perde dietro all'affanno quotidiano del megamanager o ai sogni di gloria dei ragazzetti di Saranno Famosi. Paperino è Paperino. Prendere o lasciare.

C'è un solo momento in cui lo si vede mettere in campo tutte le energie e affermare tutta la sua personalità: quando si incazza.
Ahia, ahia. Quando si incazza (e non è detto che abbia sempre ragione) spara in sequenza una serie di sberequeck e di strafulmini olimpici che fan tacere flora, fauna e regno minerale d'un botto!

Oggi ne ho visti parecchi di Paperini ed erano, in un modo o nell'altro, tutti insieme in una bella piazza di Roma, Piazza Navona.

Che ci facevano? Erano lì a mollare uno sberequeck dietro l'altro; erano davvero incazzati.

Si chiamano Tonino (di Pietro) Paperino, Marco (Travaglio) Paperino, Beppe (Grillo) Paperino, Sabina (Guzzanti) in Paperino (David Riondino), ed erano con tanti altri, i cui nomi non conosco, sopra e sotto a un palco.

Migliaia di Paperini incazzati.

Eh, Zio Paperone l'ha fatta grossa a 'sto giro.
Stavolta s'è messo d'accordo con la Banda Bassotti, Macchia Nera e anche con Rockerduck che di solito sta all'opposizione, per farne di cotte e di crude al povero palmipede ozioso con la giacchetta da marinaro.
E in più oltre a pagare il dazio dovuto ai potenti, criminali o meno, il pacifico Paperino si è sentito appellare anche fannullone dalla Paperbrunetta Yè Yè di turno.

E Paperino non ce l'ha fatta più. Son 15 anni che sopporta l'arroganza prima dell'uno e poi degli altri. Avrebbe forse potuto ancora girarsi a faccia in giù sulla sua amaca se le rotture di scatole fossero arrivate insieme ai rompiscatole, una alla volta. Ma tutti insieme, tutti insieme... non si reggono un minuto ancora.

Paperino non sa niente di corruzione, di denari, di potere e nulla ne vuole sapere. Vuole sapere soltanto di scampagnate e di pic nic. Niente pranzi di gala o G8. Per lui una bella limonata fresca preparata dai nipoti e uno sguardo oltre la staccionata per vedere come va il mondo son le cose migliori per dare la giusta misura ai fatti e alle persone.

Oggi però a Paperopoli le cose non vanno tanto bene.
Come dice lui, non c'è il becco di un quattrino (non è mica poi così vero, ma per fargli piacere, crediamogli) e neanche nel salvadanaio dei nipoti tintinna qualcosa.

Anche gli altri abitanti son messi come lui e per uscire dalle strette di una situazione nient'affatto piacevole si son schierati, malgrado loro, con Paperone & C, pensando, non senza qualche ragione, che se il fantastiliardario e gli altri sanno come fare soldi, onestamente o disonestamente, magari potrebbero portare acqua alla causa delle loro tasche, apparentemente, troppo vuote. Bisogna mantenere i Suv, e i figli firmati, e fare qualche viaggetto all'anno, giusto per vedere come stanno bene quelli che stanno peggio. Che possono fare poverini?
I soldi vanno con i soldi e questo detto, fin troppo noto alle banche, ormai ha contagiato tutti a Chinatown, pardon scusate la confusione, a Paperopoli.

Paperino però, lo zione lo conosce bene e sà che da quelle tasche ben difficilmente esce qualcosa. I benestanti e i malfattori molto spesso son dotati di una avidità smisurata che non consente cedimenti. Perchè allora scomodarsi e scendere dall'amaca?

Stavolta però Paperino, i tanti Paperini, credo proprio siano scesi dalle amache.

A Piazza Navona c'erano quelli che da tempo e senza riposo sberequeckkano con coerenza e vigore e i loro nomi ben li conosciamo.

Ma anche tanti, tantissimi altri: quelli con le bandiere il cui colore non abita più il parlamento, quelli che in qualche tasca hanno ancora infilata un edera, una rosa o un garofano (mamma mia da non credere!), quelli a cui le bandiere non piacciono, ma se avessero avuto un'asta per le mani al momento giusto, l'avrebbero data volentieri in testa a chi li ha presi per il culo per tanti anni. C'erano quelli che hanno sempre fatto i volontari e a cui involontariamente prudono un pochino le mani, quelli che si son stancati del semplice vaffanculo e vogliono qualcosa di più concreto e serio: un bel Vattene via e non tornar più indietro.

Quindici anni, ostaggi di una classe indegna di politici, sono davvero troppi. Anche i Paperini più creduloni l'hanno capito.

Una qualità li accomuna tutti questi Paperini: sono fessi.

Sì, purtroppo per loro i Paperini sono dei fessacchiotti. Come ho già detto non capiscono nulla delle cose della vita vera. Non per caso sono gli eroi del mondo di Walt Disney. Che ne sanno di quel che fa girare il mondo reale. Sì, magari l'han sentito da qualche parte che si può essere furbi, ma a a loro pare non interessi l'argomento e nonostante tutto insistono nel pensare che l'onestà e il rispetto per gli altri, anche per i fessi, sia qualcosa che fa bene al gruppo, lo rende felice, più ricco e più libero.

Ai potenti, agli Zii Paperoni conviene che la pensino così. Quasi sempre.
L'unico caso in cui non gli conviene più è quando i Paperini pretendono che tutti siano fessi e quindi, onesti. Allora i potenti raccontano balle. Ma non considerano un pericoloso effetto collaterale: Quando le balle non stan più in piedi, i Paperini incominciano a incazzarsi.

Questa Paperopoli, questo povero paese, è ridotto ormai a un (porno) fumetto Disneyano. I personaggi son talmente poco ambigui e così spudorati che non hanno più tre dimensioni, ma solo due. I colori e le ombre sono piatti, i gialli, gialli e i verdi, verdi, non ci sono più belle sfumature.

Tutti i personaggi buoni e cattivi sono facilmente riconoscibili da pochi tratti somatici e del carattere. Non serve nemmeno un ministero della semplificazione. Al contrario. E' tutto talmente troppo semplice che servirebbe un ministero della complessità.

Purtroppo a questo siamo arrivati. A far uscire dalla carta dei fumetti dei personaggi bidimensionali e a dar loro il potere di comandare le nostre vite.
Forse perchè anche noi, privi della complessità necessaria agli uomini, siam diventati figurine alla Disney.

E allora, se Paperopoli è la nostra nuova patria, speriamo davvero che i Paperini incazzati siano presto il 51%. E decidano di smettere per un bel po' di dondolarsi sulle amache e si impegnino a divenire la nuova classe dirigente, visto che quella vecchia va indirizzata al più presto, insieme alle ecoballe partenopee, agli inceneritori teutonici.

Certo, questo è un pensiero da fumetto. Niente di reale.

Però, sotto sotto, credo che tutti quelli di noi che si proclamano onesti abbiano un bel po' di sberequeck da dire e che lo possano fare soltanto unendosi alla disomogenea, strampalata, ma sinceramente incazzata e simpatica coalizione di Tonino Paperino & C.

E gli altri, quelli che credono di vivere nel mondo reale, quelli che sanno bene come van le cose, forse un giorno si sveglieranno in forma di carta bagnata, carta fradicia di un fumetto caduto in una pozza di aqua stagnante.
Un fumettaccio, una squallida imitazione di quelli Disney; magari con la firma Trisney (tanto i ragazzi non se ne accorgono....). Un fumettaccio buttato lì da un ragazzino che ha deciso di comprare il Paperino vero.

Quello che si incazza, combatte, vince... e torna a schiacciare un bel pisolo. Sulla sua amaca.

Sberequeck....zzzzzzz.

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