Rispondo al commento riportato nel blog come post dal titolo: Un commento giudizioso. leggetelo prima di affrontare quel che segue.
Le torte in faccia. I guelfi e i ghibellini. Stanlio e Ollio. Gastone e Paperino. Un inferno di personaggi litigiosi, più o meno virulenti, sanguigni, passionali.
Così come il sommo padre Dante ha dipinto la maggior parete dei residenti nel suo Inferno.
Ve lo immaginate il Blog dell'Alighieri? La Divina Commedia. Primo post: Nel mezzo del cammin...etc.
Dante era soprattutto un'artista e qualsiasi cosa un'artista produca vale di per sè e non per i valori correnti del mondo. Per cui noi ricordiamo Dante per la sua arte e molto meno per la lotta politica in cui era impegnato. E quando lo ricordiamo per quest'ultima allora anche guelfi e ghibellini tornano, con la sua memoria, a rivivere resuscitati dalla grandezza di un genio, impegnato in politica e che caramente ha pagato il suo schierarsi per non essere considerato
ignavo. E' per questo che lo ricordiamo, non per la sua pacatezza.
Dante senza pudori ficcava questo e quest'altro uomo del suo tempo nel suo personale e letterariamente meraviglioso e unico inferno.
Più o meno quello che hanno fatto in piazza Navona la signorima Guzzanti e il signor Grillo, paragonare i quali al signor Dante parrà forse blasfemo alle orecchie di un cultore delle lettere, ma che Beppe e Sabina siano grandi o meno lo dirà qualcuno tra qualche centinaio di anni, e non mi voglio prendere io la briga di definirli; briga e malattia sempre viva negli intellettuali che pur di conservare il controllo del mondo lo uccidono, etichettando a più non posso passerotti e draghi; infatti l'importante è che tutti siano ben infilzati con uno spillo ed esposti al pubblico con accompagnamento di alti studi sociologici, perfettamente inutili ormai, in quest'arena di uominicchi e quaquaraqà.
No, Nanni non ha proprio ragione quando parla di disastro e di insulti.
Non ha ragione per un peccato pregresso: Per anni ha bacchettato il mondo con la sua chirurgica e mortifera visone immobilista delle idee e dei fatti.
Artisticamente grandiosa, ma sterile nella sua utilità sociale e formativa. Una luccicante piogga dorata proveniente dalla sua creativssima vescica che purtroppo, non ha alimentato altri donatori di illuminazioni sociocinamatografiche.
E dopo anni di bacchettamenti in cui con coerenza si è barricato fuori dal recinto dei media eccolo che con il Caimano ed altre opere, l'abbiamo rivisto, senza il Barbagallo, pronto a promuoversi da tutti gli schermi televisivi compresi quelli di Mediaset.
Da uno che ha sfranto i coglioni a tutti per trent'anni col rigore mi sarei aspettato due righe di spiegazione.
E invece niente. capito che ormai i tempi erano cambiati si è adattato anche lui al sistema. La maggioranza degliormai pragmaticissimi cittadini sarà sicuramente d'accordo con lui nel pensare che si può cambiare, in corso d'opera, una vita.
Io però, in questo caso, non la penso allo stesso modo.
Dopo essere entrato negli incubi del povero critico (Mazzacurati. Lo ricordate?) massacrandolo di sensi di colpa per aver recensito un film Horror con parole positive ecco il Signor Torquemada che come niente fosse e non dicendo a nessuno il perchè e il percome, cambia cappa e si presenta coll'ultimo vestito alla moda.
Ma purtroppo Nanni è decisamente demodè. Come tutti quelli che le mode le inseguono e non le fanno.
Avrei preferito assistere ad un suicidio da samurai piuttosto che a questo adeguamento alla strategia del marketing, questo raffinato rincorrere la gazzella con la jeep e non con gli artigli. Nanni ha scoperto di non essere molto diverso da Costanzo, ma in cuor suo si sente migliore. Permettetemi di dubitarlo.
Nanni avrà anche ragione sulla strategia (effettivamente non sembra essercene un'altra), ma sarebbe meglio che ricordasse che la realtà non sempre si infilza e si lascia guardare dai professoroni.
La realtà coinvolge e stravolge. Anche le menti più raffinate. Che non sanno o non vogliono, coglierla, fresca, diversa, nuova, appena fatta.
In questa realtà i moderati di cui la sinistra (ah, ah, ah) sta cercando disperatamente di attirare il voto sono stra-strastufi e se una bella parte di loro è andata dietro al celodurismo becero bossista non credo che il problema siano i toni, quanto i tomi che li usano.
E poi smettiamo di pensare che dimostrando di saper leccare il culo a tutti ci faranno fare i capoclasse. Al massimo, il leccaculo ce lo faranno fare professionalemente, con un bel contratto a tempo indeterminato.
Bel risultato per questi para, pre e post sessantottardi che baciano le pile per infilarsele in una torcia che non farà mai luce!
Abbiate le palle e le ovaie invece di cicalare: non si fa così, non si fa cosà!
Quegli insulti della Guzzanti, come le parole del buon padre Dante, sprofondavano un personaggio pubblico in quegli inferi che la comica prefigurava giusta punizione per le colpe di una intera classe non di religiosi, ma di potere.
Ma di cosa stiamo discutendo?
Non possiamo trattare di buono o cattivo gusto quando Bossi, Berlusconi, Feltri, Ferrara, e persino l'appiombato Fini insultano, con gravissime parole che i media amici fan passare per "battute" e "argute provocazioni", la Vita, l'Intelligenza , la Libertà e quel poco di miserabile Democrazia che le affossate ideologie ci hanno lasciato in eredità.
Questa purtoppo è un 'età in cui il Male si è ben travestito e vende la sua immagine come Milano faceva quando era da bere. Rimettiamo indietro l'orologio a prima di tangentopoli?
Stiamo tornando a bere?
Ahi noi! Dopo la seconda sbornia saranno cazzi... amari; per la seconda e forse ultima volta.
E quindi, prima che i soliti ubriachi si riattacchino alla bottiglia e ci vomitino addosso la loro protervia, se non si vuole fuggire, ma restare a mantenere pulito il nostro giardino, bisogna dare a queste arroganti macchiette del prototipo italiota una bella spallata e urlare loro forte in faccia che per quante mossettine facciano per compiacere l'opinione pubblica e i loro cani da salotto, le persone che ancora cercano seriamente di informarsi e resistono all'onda montante di neo-moscio-fascismo imbecille, non si fanno prendere in giro.
Purtroppo di fronte a simili soggetti e alla realtà che hanno costruito e alla quale aderiscono, trascinati in un inesorabile tsunami, la maggioranza degli italici cuori, non possiamo più far satira "pulita".
Loro stessi son parodia. Loro stessi sono l'alfa e l'omega. Loro stessi si prendono per il culo da soli pur di tenere il potere e il denaro ben saldi nelle loro mani.
Quando c'era bisogno di un Adolfo, Adolfo è venuto e la maggioranza non ha detto un bah..!. Anzi.
La storia si ripeterà e sicuramente si potrà far poco per cambiarla. Gli ubriachi saranno tanti.
Ma stavolta non ci sarà strage di corpi da bruciare nei camini. Ci sarà strage di dignità, di umanità, di cultura, di coscienza, di vita vera.
E allora, cari amici che attorno al Nanni vi stringete, vi esorto con le parole della canzone di Carmen Consoli:
Ti lamenti, di che ti lamenti. Piglia lo bastone e tira fori li denti!
Tiriamo fuori i denti.
Perchè se Libero in prima pagina dice bravo al Berlusconi che porta le gheishe in parlamento chiosando con un "Beato lui" (in una squallida imitazione di quel capolavoro di giornalismo popolare che è il Vernacoliere) e la maggioranza degli opinion leaders plaude a un titolo come questo considerandolo brillante e corrosivo, se questa è l'intelligenza in cui il paese si riconosce non facendo nessuna critica alla mostruosa volgarità di un pensieero simile (ma le donne...dove cazzo sono le Donne? Tutte a far la calzetta? ...), ma piuttosto si esprime lanciando alti guaiti contro l'innocente sboccataggine di comici colpevoli in realtà non di far satira con gli insulti, ma di far con quelli politica, allora è venuto il momento di alzarsi e difendere coi denti anche chi esagera (sempre ammesso che esageri).
Da questi giorni balzani e storti può scaturire un onda melmosa di franchismo yuppista oppure un'apertura verso la riflessione, il recupero della capacità di ragionare e vedere oltre lo spot, oltre i privilegi, oltre la pancia piena.
E anche se la paura che possa non esserlo così tanto, piena (la pancia), ci frena non dobbiamo dimenticare la saggezza profonda, naturale, che ci governa e che ritroviamo in ogni momento critico della storia: La voglia di immaginare il futuro. Di avere una prospettiva. Di scommettere sulle idee.
Vogliamo che i nostri figli vivano in relazione tra loro come noi abbiamo fatto (e bene siamo stati)... oppure che si calpestino l'un l'altro nell'illusione di partecipare a un'orgiastico gioco di preordinata e fasulla competizione come dalle parte dei poteri attuali si vorrebbe che fosse?
Non basterà garantirgli la pulizia del giardino di casa.
Non basterà lasciare loro i nostri soldi, la nostra imbecillità e una triste immagine di inutilità.
La pagheremmo cara.
Forse ci uccideranno prima della conclusione del questo ottuso compito... e sarebbe un bene.
O forse, con i pesssimi strumenti che lasceremo loro in eredità, finiranno di distruggere quel che noi abbiamo già devastato.
Per cui...in alto i cuori, ma soprattutto le menti.
Se una cosa la sentiamo sbagliata, lo dobbiamo dirlo Forte, a Voce Alta.
Qualcosa succederà.
Niente cortesie. La Revoluzione non è un pranzo di Gala.
PS: Quello in cui mi sono impegnato, maldestramente, è un discorso sui princìpi e non sulla pratica amministrativa di governo.
Brunetta e gli altri continueranno nel lavoro di modernizzazione del paese...
...o di merdizzazione?
Si vedrà. Guardia alta e fianchi coperti!